di Maurizio Tomassini Presso Galleria Rossini, Pesaro
Alcuni allestimenti nascono come dialoghi silenziosi. Curare Versi in luce — con le poesie di Nino Pedretti e le fotografie di Maurizio Tomassini — è stato per noi un lavoro di ascolto, prima ancora che di stampa e montaggio. Abbiamo cercato un equilibrio tra parola e immagine, tra la forza del dialetto romagnolo e la delicatezza dello sguardo fotografico. Ogni scelta, dal formato alla disposizione in sala, è stata pensata per lasciare che i versi incontrassero le immagini senza sovrastarsi, risuonando insieme. Perché crediamo che ogni mostra abbia bisogno di un abito su misura: un allestimento che non sia semplice cornice, ma parte viva del racconto.
Martedì 26 agosto, tra Palazzo Gradari e la Galleria Rossini di Pesaro, si è inaugurata una mostra promossa dall’Università dell’Età Libera che ha messo in luce la poesia degli ultimi e la memoria delle comunità, restituendo dignità a voci e volti spesso dimenticati.
Alle ore 17.30 si è svolto l’incontro di presentazione nella Sala Antonia Pallerini di Palazzo Gradari. Sono intervenuti Maurizio Sebastiani, Enzo Carli, curatore della mostra, e Tiziana Mattioli, studiosa di letteratura italiana e curatrice di saggi dedicati a Pedretti. Si sono tenute letture poetiche a cura di Gianluca Tognacci e Lucia Leonardi. Alle 18.30 è seguita l’inaugurazione dell’esposizione.
Versi in luce è stato un incontro tra linguaggi: la poesia intensa di Pedretti e lo sguardo profondo di Tomassini hanno dialogato in un percorso dove la fotografia è diventata interpretazione visiva della parola dialettale. Come scriveva Carlo Bo: “Dietro questa poesia c’è un tempo immemorabile che non ha mai avuto voce”. Ed è proprio quel tempo che la mostra ha richiamato: mani segnate dal lavoro, anziani seduti sulle mura, animali semplici e teneri, vite marginali e autentiche.
Nato a Santarcangelo di Romagna nel 1923, Pedretti scelse il dialetto non come rifugio nostalgico ma come lingua viva della verità popolare. Le sue poesie raccontavano con semplicità e profondità il mondo degli umili, degli invisibili, degli ultimi. A dare corpo visivo a quei versi è stato Tomassini, autore che ha documentato la vita quotidiana di Fano tra gli anni Sessanta e Ottanta con uno sguardo empatico e partecipe.
La mostra è nata così dall’incontro di due sensibilità affini, due modi diversi ma complementari di raccontare la realtà e custodire la memoria collettiva. Le fotografie non hanno semplicemente illustrato i testi: li hanno attraversati, amplificati, fatti risuonare.
Perché la fotografia aveva ancora senso. E aveva bisogno di cura, sempre.